1. Hoka nr. 1000

    Care lettrici, cari lettori,
    occasionali,
    e con partita iva.
    Hoka chiude.
    E come disse Garibaldi sull’Aspromonte, grazie mille.

    11 ore fa  /  4 note

  2. Hoka nr. 999

    I francesi fanno schifo e puzzano oltre ad essere dei gran nazionalisti. I motivi sono semplici e due: ogni volta che cagano non si lavano il culo perchè non hanno il bidet e poi vanno in giro con le baguette sotto le ascelle.

    2 giorni fa  /  1 nota

  3. Hoka nr. 998

    Gavrilo Princip esce di casa, tiene nella tasca la rivoltella, la sera prima ha esagerato con i cevàpcìci, non doveva, ha già emanato diverse flatulenze silenziose e caldissime ma non gli da peso, la sua missione è troppo importante, non può tornare indietro. Entra nella locanda e lo sconvolgimento intestinale sembra placato. Esce dalla locanda in mezzo alla folla in attesa del passaggio dell’Arciduca e della moglie. Tra la folla che spinge tornano le fitte intestinali e non trattiene alcuni peti muti. Resiste. Improvviso lo scoppio in fondo a Corso Voivoda, l’automobile passa a grande velocità, la folla spinge, le fitte sono irresistibili, lo sfintere anale cede, si caga nelle mutande. L’auto torna indietro a passo d’uomo tra la folla che sembra impazzita, Gavrilo è distratto per ovvi motivi, perde l’attimo e l’appuntamento con la storia.

    L’Arciduca è salvo, Gavrilo torna mesto a casa a lavarsi il culo, l’Europa divisa dovrà cercare un altro casus belli.

    2 giorni fa  /  1 nota

  4. Hoka nr. 997

    Io quand’ero giovane sai cosa gli dicevo alle ragazze per farmela dare –Vieni qui che ti glasso quel bel culone.

    -E loro ci stavano?

    -Certamente! Alla tua età io l’avevo già fatto tre volte.

    -Mah!

    -Cosa mah. Noi eravamo una generazione diversa, mica degli smidollati come voi altri.

    -A me sembra un po’ strano nonno, poi a quei tempi mica ti guardava una donna se gli dicevi così.

    -Ecco perché non scopi mio caro, tu avrai preso tutto da tua nonna. Vai, vai fuori a giocare con tuo cugino e mandami la Rosa, no la Gina, ma sì la cameriera come si chiama, che devo cambiare il catetere e mi faccio dare anche una slambiccata alle candele. E mettiti la giacca!

    2 giorni fa  /  1 nota

  5. Hoka nr. 996

    Uno era Antonio, viveva a Bologna, ma era nato a Campomarino vicino a Termoli. Il 12 marzo 1977, in mezzo alle barricate di via Zamboni, soffocata dai lacrimogeni e assediata dai carri armati, mentre i sassi volavano sulla sua testa, iniziò a suonare il pianoforte. La musica di Antonio, tra le barricate, fu l’ultimo argine che impedì ai poliziotti in assetto da guerra di travolgere i manifestanti. Suonava ‘Chicago’ di Graham Nash e intanto cantava : 

    ‘Somehow people must be free

    Rearrange the world

    It’s dying – if you believe in justice

    It’s dying – and if you believe in freedom

    It’s dying – let a man live his own life

    It’s dying – rules and regulations

    Who needs them, open up the door’

    Sulla schiena aveva un cartello ‘Non sparate sul pianista’.

    2 giorni fa  /  2 note

  6. Hoka nr. 995

    Sì la sessuo economia è un principio sfuggito al marxismo intransigente e fuciliere. Però Gianni leggendo Reich pensava che studiare è un casino quando fuori splende il sole e le cosce irraggiano aliti di speranza nelle remote stanze della produzione ormonale.

    Tutto è amore, io sono amore. Vinceranno i nazionalsocialisti ancora e ancora, ma arriverà sempre il momento per un Gianni Letta di rimettere tutto a posto.

    Con un sorriso, e tanto amore.

    2 giorni fa  /  2 note

  7. Hoka nr. 994

    All’ennesima mangiata sbagliata il bambino Roberto proruppe in un fragoroso porcodio. E non c’è Luigi Tengo che tenga, il cavedano è un essere infido, ti fa partire il galleggiante ad una velocità tale che tiri fortissimo ma lui il bigatto te lo ha già sfilato e la bava si è già tutta aggrovigliata e parole nuove per esprimere il tuo arrabbiamento manco le cerchi perché il porcodio ti esce spontaneo. La realtà è tutta un’altra cosa mio caro Luigi Tengo che se avessi conosciuto quanto sa essere figlio di puttana il cavedano micca ti saresti sparato in bocca, un porcodio sarebbe bastato.

    4 giorni fa  /  2 note

  8. Hoka nr. 993

    Cecilia Quartanuova sventola nell’aria le unghie fresche di rosso. Poi sistema lentamente e minuziosamente  le coppe del reggiseno per fare onore alle curve nuove regalate da papà. 
    Cecilia si ammira allo specchio compiaciuta, arrotola attorno all’indice una ciocca di capelli scuri, si guarda le tette. Aggiusta il rimmel nero con un gesto perfetto da maestra, uno sguardo alle tette, che meraviglia! Prova l’espressione giusta, quella da ragazza bella e sexy ma  intelligente, determinata ma anche dolce, un po’ stronza e un po’ tenera, un po’ suora e un po’ puttana. La trova, la clicca, la profila…Complimenti alla mamma, Ceci sei stupenda!!!, Non ho parole, Vado un attimo in bagno 😉, Mammmmma mia, Bellissima!, Complimenti al papà 😉…
    Legge tutti i commenti ma non vuole rispondere subito. Spegne il pc, si guarda le tette, sorride.
    Passa allo smartphone, commenta modestamente su fb, si tocca le tette. “Però Ceci” pensa, mentre si sdraia assieme a loro sul letto col sottofondo del tintinnio delle notifiche, in estasi.

    4 giorni fa  /  2 note

  9. Hoka nr. 992

    L’imperturbabile Frank

    Scrivo un’ hoka sul marmoreo Frank perché nessuno scriverà mai di lui, non una poesia, non una canzone.

    Il tungstenico Frank perse sua moglie molti anni fa, si fece un pianto e poi continuò a vivere, a “fare il suo”. Aveva una figlia adolescente e poco affabile, dai capelli corvini e gli occhi dipinti che spesso tornava a casa vagamente sbronza e vomitante, ma lui era sorridente.

    Il morigerato Frank ha un enfisema che lo porta via un pochino, ogni giorno. Lui però si fa un bicchiere di rosso con la fidanzata, ogni giorno.

    L’ostinato Frank è felice, ha il cuore lucente e io non ho capito un cazzo di niente.

    4 giorni fa  /  5 note

  10. Hoka nr. 991

    C’è Romano elegante di mezza età, coltiva passioni, conosce i segreti per vivere bene. C’è Tarek, ha provato l’umiliazione e la galera, sono poche le cose che teme. C’è Annalisa timida, schiva, introversa, esile dentro la maglietta dei Joy Division troppo larga. C’è Lina che da giovane ha fatto la mondina, ha cresciuto tre figli e quasi mai si è lamentata. C’è Ruggero dallo sguardo stolido e il sorriso dolcissimo, fa sempre quello che gli dicono. C’è Asha dentro un sari, da poco ha raggiunto il marito, non si ambienta, le mancano certi odori. C’è Bruno che tira due pezzi di coca al giorno, non ce la fa più. C’è Marisa bassa e tonda, con due tette immense e uno sfratto esecutivo. C’è Ivano da poco vedovo, avrebbe preferito non fare i conti con la solitudine.

    C’è materiale buono per un romanzo sulla vita, tutto qua davanti a me, adesso, e questo è un problema, perché sono col numerino in mano e vorrei solo pagare ‘sta cazzo di bolletta e andare via.

    4 giorni fa  /  6 note