HOKA

Set 15

Hoka nr. 949

Il ricordo più vivido che ho del primo giorno di scuola è la mia compagna di banco che piange come un vitello. Biondissima, iperuranica, incosolabile.

Ieri un amico mi ha mandato la foto di suo figlio sul cesso. Chissà se anche quell’infante, dopo aver passato il week end a defecare su Whatsapp, Facebook e Instagram, oggi ha il nodo alla gola.

Set 14

Hoka nr. 948

Orso trovato morto in Abruzzo, il guanto di paraffina rileva tracce d’esplosivo, si sospetta il suicidio.

Set 13

Hoka nr. 947

La contessa Lucrezia Pia Canevà di Montescudo Frabbetti per tutti gli anni ‘80 acquistò biancheria intima tramite l’abbonamento al catalogo Postalmarket di una domestica compiacente. Quando la cosa si venne a sapere fu tutto un mormorare nei salotti buoni. La contessa non resse alla vergogna e si tolse la vita. La domestica raccontò più volte questa storia bizzarra alle amiche della casa del popolo, tra le risate si dicevano che avevano avuto culo a nascere proletarie.

Hoka nr. 946

Scrivere di me, scrivere di voi, scrivere del mondo cocciuto e delicato, come quella volta sotto la quercia, seduti, io te e la merda di mucca dovunque.

Set 12

Hoka nr. 945

C’è un bambino di 9 anni che va a scuola in via Castiglione. La maestra come compito estivo gli dà da leggere qualche libro a scelta. Al ritorno dalle ferie ai primi di settembre, quando la maestra gli chiede che cosa abbia letto, il bimbo risponde che ha letto mezzo dizionario della lingua italiana fino alla lettera ‘M’ e anche l’etichetta di uno shampoo. 

Hoka nr. 944

C’è uno dalle parti di Strada Maggiore che si affaccia alla porta di ogni bar che incontra e rivolto al barista di turno gli grida dalla strada, ‘Bomber me lo offri un caffè?’ e visto che la risposta è sempre negativa si allontana fino al bar successivo. Nei giorni di festa, oltre a gridare al barista se gli offre un caffè, gli grida anche un augurio per la festa (anche questo a sua discrezione, se è natale gli grida buona pasqua, se è pasqua buon ferragosto e così via).

Hoka nr. 943

Il medico che vorrei

La manifestazione idiosincratica e la catarsi quotidiana, deriva dalla turbe psico somatica congenita applicata al passato remoto dell’inconscio, con l’aggravante della sindrome linfo rurale a piè pari. L’epistassi posturale può quindi ritenersi sintomatica dello stato vegetativo e della paranoia schizo compulsiva generata dagli apparati sessuali pre mestruali. In considerazione del postulato sulle neuro patologie birichine e appellandoci all’astigmatismo profuso dai più, si prescrive: preparazione h due applicazioni cutanee al dì dopo la defecazione, una zigulì per via orale appena sveglio e white widow per nebulizzazione 3gr al dì. Facciamo 5?
Va bene giovanotto? Le do anche dieci giorni di malattia e intanto che scrivo la ricetta prepari un filtrino che qui non abbiamo mica il nebulizzatore.

Set 10

Hoka nr. 942

Ringrazio Augustino Morimoto per avermi nominato e fatto riesumare la mia vecchia libreria. Nomino a mia volta Nonna Papera e Dio:

“20.000 seghe sotto il letto” di Arnold

“Il Pannolonopticon” di M.J.Fox

“Quel satanasso di Kit Carson” di Tex

 “Il sentiero dei nidi dell’uomo ragno” di R.Messner

“Voglio sempre trapanarti” di F.Zappa

“Sega” di A.Baricco

“Psicopatologia del collega quotidiano” di L.Cordero di Montezuma

“Chourmo, questo silenzio cos’è?” di Edoardo Battiato

“Se questo è velluto” di Primo Lewis

“Sborrare non è reato” di Sabina Guzzatemintanti

 

Hoka nr. 941


Tra le sottocategorie dei coglioni si annida la cupidigia, tanto lo so già, dovrò darti una sberla per farti parlare e venti per farti stare zitto.

Così vorrei dirgli al mio capo il primo giorno del suo rapimento.

Set 08

Hoka nr. 940

Lei e lui si conoscevano, erano amici. Poi, per un po’ andarono a bere, andarono ai concerti, andarono a chiacchierare di un po’ di tutto, andarono a scopare, andarono a fare la doccia dopo aver scopato. Lei era convintissima che fossero amici, lui mica tanto, ma si adeguò, cercò di convincersi che erano amici. Nonostante ciò lui ogni tanto timidamente chiedeva a lei, ma siamo solo amici? E lei si si, siamo solo amici. Un bel giorno lei disse a lui, basta con questo bere, con questi concerti, con questo chiacchierare, con questo scopare. Lui ci rimase male, insistette un po’, ma lei disse, basta siamo stati bene, adesso basta, amici come prima. Allora lui a queste parole si rasserenò, perché voleva dire che prima erano amici, durante mica tanto, e dopo amici come prima. Lui si convinse che in fondo ci aveva visto giusto.

Tu chiamale se vuoi magre consolazioni.